Speranza

Pubblicato: 30/03/2011 in Racconti

Ci sono momenti nella vita, in cui perdi qualcuno.

Ci sono momenti nella vita, in cui perdi qualcosa.

Ci sono momenti in cui il presente fa male, e guardare avanti o indietro non fa differenza,  vedi solo una macchia oscura, un temporale d’inverno, una partita a mosca cieca.

Ci sono momenti in cui vinci, certo, in cui pareggi, perdi, lasci o raddoppi.

Ci sono momenti in cui sinceramente, non te ne frega un cazzo.

Ci sono momenti nella vita, infine, in cui perdi te stesso, e altri in cui perdi davvero tutto, come la gente colpita dal terremoto in Abruzzo.

Io nella mia vita ho perso molto, e molto ho ritrovato.

Qualcosa lo rimpiango, qualcosa no.

 
Ho perso il pallone di cuoio giù dalla scarpata, l’anello dei master nel tombino, le chiavi di casa nel buco dell’ascensore, ho perso la bicicletta perchè me l’hanno fottuta.

Ho perso un amico per una storia di droga, un altro in un incidente d’auto.

Ho perso una donna perchè l’amavo troppo, e altre mille perchè non le amavo affatto.

Ho perso la coppa in finale, una partita a briscola, un treno per tornare a casa.

Ho perso la verginità con una donna più grande di me, ho perso la fiducia nello stato guardando quello che ci circonda.

Ho perso l’impulso a lottare, e a battermi in quello in cui credo, ho perso la fede, l’idea di giusto, il sonno e la purezza dei miei 20 anni.

Ho perso la voglia di far tardi, di imparare a ballare, di diventare qualcuno.

Ho perso l’occasione di stare in silenzio, e quella di parlare al momento giusto.

Ho perso la possibilità di chiedere scusa, e quella di accettarle da chi mi offriva le sue scuse.

Ho perso qualche diottria, i denti da latte e anche un bel po’ di capelli.Ho perso i miei nonni, li amavo. Un male oscuro me li ha strappati.

Ho perso il mio maglione preferito, una dozzina di cellulari, occhiali, accendini, scarpe, quaderni.Ho perso un cane e un gatto, gli ho fatto una piccola tomba nel giardino condominiale.

Ho perso feste di compleanno, documenti della banca, un film in tv.

Ho perso di vista persone importanti, ricordi a cui tenevo, episodi e risvolti della mia vita, sepolti nella memoria.

Ho perso davvero molto nella mia vita.

 
Ma c’è una cosa che ritrovo sempre, in una tasca del giubbino, in un sorriso casuale, negli occhi di un bambino, nell’abbraccio di un amico, in un bicchiere di vino, in un libro, in un film, in un disco, in una piega del cuore che non sapevo di avere.

C’è qualcosa che proprio non riesco a perdere.

E questa cosa si chiama speranza, per me, per voi, per noi tutti.

Io continuo a sperare.

 

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Questa volta sono furioso, indignato, amareggiato.

Incazzato, per ridurre la cosa ai minimi termini.

Non c’è veramente nulla da fare?

Nulla?

Niente di concreto, niente di tangibile, per cambiare questo mondo?

Per una volta, non dico non essere stronzi, ma perlomeno, riuscire a restare nella media?

Cercare di fare qualcosa, un benchè minimo sforzo, invece di passare sopra a tutto e a tutti con i vostri deliri di banalità e frasi fatte?

Non dico ribaltare tutto, cristo santo, ma perlomeno, cercare, che cazzo ne so, di cercare di capire, di informarsi?

Farsi una cultura, non quelle cazzate che ci infilano in testa sui banchi di scuola, cercare di comprendere perchè tutto stia andando così malamente a puttane, capire che non ci siamo solo noi a questo mondo, che stiamo lasciando un domani ai nostri figli che sarà ancora peggiore del nostro?

Cercare di vedere che questo non è che il preludio di uno schifo, un totale schifo, un disastro, per la terra, per l’umanità, per i figli che un giorno avrò, per i figli che un giorno avrete?

Cercare, cazzo, di capire che non c’è solo il calcio, la figa e l’ubriacarsi al sabato sera?

C’è solo questo?

C’è solo veramente questo?

Non c’è niente, oltre a questo?

Dio cristo, penso agli anni che ho buttato nel cesso a scuola, alle cazzate che mi sono sentito dire, dal politico che mi diceva di votare al prete che mi diceva di credere passando per il televisore che mi diceva di comprare e dico vaffanculo, non ci sto.

Non può essere tutto qua, non spenderò la mia vita a rincorrere mediocrità, banalità, sogni plasmati per e sulla massa, non voglio essere un maledetto numerino, aborro questo sistema, aborro questa finta cultura della folla.

Sono davanti a uno stramaledetto computer, prodotto di una società consumista, venduto ad un consumista che cerca di fare il bastian contrario e mentre scrivo, so per certo che un ragazzo della mia età, della vostra età, sta morendo di fame per la strada.

Senza l’istruzione che gli spetta, senza un tetto, senza una famiglia, senza i sogni che dovrebbe avere, cazzo, senza la televisione, senza le sigarette, senza la merda che tutti i giorni ci vendono, senza i vizi e le abitudini di un adolescente che vive nella bella società di merda che ci ritroviamo.

È possibile?

Dico, è possibile?

Nel ventunesimo secolo, nel fottutissimo 2011 c’è ancora gente che crepa di fame, di colera, di malsanità, di carenza di igiene per le strade di una città qualsiasi.

Siamo i paladini cretini di una finta democrazia e giustizia spacciata per oro, portiamo guerre e massacri con la scusa di portare libertà e rubiamo petrolio, schiavizziamo, manipoliamo.

E nessuno dice un cazzo, no, ovvio! È ovvio che nessuno dica un cazzo, fa comodo a tutti, così! Fa comodo stare zitti, fare finta di non vedere niente, fa comodo a noi, fa comodo a Loro, ai nostri politici, a chi ci comanda.

Omertosi, come la mafia, omertosi di fronte all’ingiustizia, omertosi di fronte alla fame, di fronte alla discriminazione, omertosi di fronte alle statistiche che parlano di un’Italia prima produttrice al mondo di mine antiuomo che ogni anno mutilano e straziano corpi di bambini innocenti, omertosi di fronte alla guerra, omertosi di fronte ai disastri nucleari, omertosi di fronte a qualsiasi maledetto schifo che vediamo passarci di fronte in questa società malata, in questo mondo sputtanato dal Dio denaro, in questo mondo corrotto dalla trinità televisiva composta da tette, culi e calcio.

Pagherei qualsiasi cosa, pagherei per vedere i miei coetanei prendere coscienza di ciò che succede, pagherei per vedere un risveglio collettivo, pagherei per sapere che le cose iniziano a cambiare, che la ruota inizia a girare.

Pagherei per sapere che in Africa viene rispettato il diritto dei bambini di crescere senza finire in mezzo a una guerra, per sapere che anche loro possono studiare, possono bere, possono sprecare la stessa quantità d’acqua che sprechiamo noi, che spreco io ogni maledetto giorno.

Mi vergogno, mi vergogno tremendamente di me stesso e mi vergogno per voi.

Mi vergogno ogni fottutissimo giorno di tutto questo dilapidamento di risorse.

Siamo riusciti a depauperizzare qualsiasi valore umano, a svendere la dignità umana al migliore offerente, a regalare il nostro corpo in cambio di notorietà.

Mi vergogno talmente tanto di questo schifo che sono diventato misantropo, e non so neanche più perchè sto scrivendo, perchè tanto so che la metà di chi leggerà queste riflessioni, ci penserà su e dira “Oh si, cazzo, ha ragione!” e poi se ne dimenticherà, perchè è logico che sia così, fa male, fa malissimo leggere queste cose.

Ma ogni tanto qualche stronzo dovrà pur scriverle, non sono il primo e non sarò di certo l’ultimo, ci saranno tanti altri che ci proveranno, forse invano, forse no, forse qualcuno riuscirà a smuovere animi e coscienze, forse qualcuno sarà capace di infervorare le folle, qualcuno sarà pur capace di resuscitare questa massa di stronze carcasse putride infarcite di valori del cazzo, di vizi stupidi, di televisione, puttane e calciatori.

Mi faccio schifo, perchè anche io contribuisco a questo disastro, non sono esente, ho la mia grossa fetta di responsabilità, ma perlomeno ne sono cosciente, e cerco in qualche modo di rimediare, di fare qualcosa, cazzo, qualcosa.

Non pretendo che ogni singolo individuo su questa Terra malata ribalti il mondo, vorrei solo che ognuno fosse cosciente di come stanno le cose e provasse a fare qualcosa nel proprio piccolo mondo.

Tanti piccoli mondi migliori contribuiscono ad avere un piccolo, grande mondo migliore, non è così difficile da capire.

Cominciando dall’essere meno stronzi, meno indifferenti, meno omertosi, meno razzisti, meno indisponibili, più generosi, generosi nell’offrire un sorriso, un aiuto, generosi nel donare qualcosa, generosi nel dare anche solo qualche buona parola, generosi nel tempo dedicato a cercare di capire anche gli altri, invece di arginarsi su posizioni colme di pregiudizi e arroganza.

Non sono nessuno per insegnare al mondo come si vive, sono solo schifato, stufo, stufo marcio di tutto questo, ne ho fin sopra la testa, sono stanco di vedere sempre le solite cose.

Stanco di sentirmi dire che sono un comunista del cazzo solo perchè me ne sbatto del colore della pelle di una persona.

Stanco di sentire i miei “amici” parlare di negri, albanesi e romeni.

Stanco di sentire la gente rivolgere i peggiori appellativi ai meridionali, stanco di terroni e polentoni, stanco di negri e bianchi, stanco di nord e sud, est e ovest, stanco di bandiere, confini, nazioni.

Stanco di differenze, stanco delle guerre, stanco del petrolio, stanco.

Talmente stanco che ho preferito il torpiloquio ai soliti giri di parole, talmente stanco da non riuscire più a nascondere questa insoddisfazione, questa vergogna.

Cristo, perchè deve essere sempre tutto così maledettamente sporco, privo di onestà, di sincerità, così maledettamente infame?

Perchè non ci sono io, a vivere di stenti in una favelas?

Potevo esserci io, sono solo stato fortunato.

Siamo solo stati fortunati, poteva capitare a uno qualsiasi di noi, però non è successo, la fortuna ha voluto che noi fossimo qui.

Ma non qui a grattarci le palle e a fare finta di niente, indifferenti come sempre, troppo impegnati a preoccuparci a farci lobotomizzare dai culi e dalle troie del Grande Fratello, siamo qui per prendere coscienza di quello che succede e per provare a cambiarlo.

Partendo dal basso, con umiltà.

Umiltà, cazzo, ecco cosa manca nella nostra società, manca l’umiltà, manca la capacità di apprezzare le piccole cose, manca totalmente il rispetto, il rispetto per il lavoro, per il sudore, per la fatica, per il guadagnato, per lo speso, il rispetto per il diverso, il rispetto per le culture, per le novità, per le tradizioni, il rispetto genuino.

Manca la capacità di riconoscere gli sforzi dei propri genitori quando a fine mese riescono ancora a respirare e non sono andati in bancarotta, manca il rispetto per il proprio padre che la sera, dopo 8-10 ore di lavoro vorrebbe sapere come cazzo stai, e noi ci lobotomizziamo con facebook e la televisione.

Manca il rispetto per il pane in tavola, manca la capacità di riuscire a capire che non ci è tutto dovuto, che le cose si ottengono con la fatica, con l’umiltà.

 

Manca la fottutissima umiltà, manca il rispetto di sé stessi, dei propri simili, manca l’amore per l’umanità, dove cazzo è finito l’amore? Dove cazzo è finito il rispetto per la Terra, la nostra Madre Terra?


In televisione e sui giornali non si parla d’altro, sui siti delle principali agenzie di stampa nazionale e sui blog sono queste le notizie che tengono banco, il mondo sembra volgere al suo totale e definitivo declino verso la violenza, la sofferenza e l’impossibilità di fruire del diritto ad una vita dignitosa.

Cinquemila anni di storia non sono stati utili all’uomo per imparare ad evitare il dolore e la sofferenza o perlomeno, a minimizzare i danni causati da eventi inevitabili.

Nulla è servito a ricordare all’uomo della sua condizione fragile e inerme, a ricordarci che siamo deboli e impotenti di fronte alle grandi tragedie, nulla è servito a farci capire che proteggere la nostra vita è già abbastanza difficile senza il bisogno di doversi complicare con guerre, stragi o l’utilizzo del nucleare.

Nulla, ancora, riesce a farci capire che chi scappa dal proprio paese e sbarca sulle nostre coste è un uomo, niente di più e niente di meno, un essere umano esattamente come noi, con i suoi sogni, i suoi ideali, la sua fede e la speranza di avere una vita non dico meravigliosa, ma perlomeno dignitosa.

Niente può permetterci di discriminare chi ha il coraggio di abbandonare la propria casa e la propria famiglia per fuggire da un paese lacerato dalle bombe e dai proiettili, massacrato dalla fame e dalle angherie di un dittatore.

Né la nostra bandiera, né i confini ci danno il diritto di cacciarli o affondare quei miseri barconi sui quali si affollano per scappare. Il colore della loro pelle, per quanto possa essere diverso dal mio, non li rende inferiori, non li rende sacrificabili.


In Giappone, l’ultima new-entry nella lista dei paesi devastati (che ovviamente include buona parte dell’Africa e tanti altri stati piegati da guerre civili, fame e miseria), mancano corrente, medicine, assistenza, posti letto e tanto altro ancora.

I campi e i capi di bestiame sono ormai contaminati dalle radiazioni, le fonti primarie dell’alimentazione di un intero paese sono ormai fuori uso.

Gli ospedali sono stracolmi, i cadaveri vengono ammucchiati ai lati delle strade e gli sciacalli sono già calati da parecchie notti.

Sembra che tutto il dolore di Haiti, che ancora oggi ha enormi problemi con colera, malsanità e fame, si sia trasferito in Giappone.

 

E mentre succede tutto questo, la principale preoccupazione dei nostri burattinai è di bombardare la Libia, dare la caccia a Gheddafi.

Per portare democrazia e pace, certo, per ridare dignità ad un popolo sofferente, per migliorare la condizione dei nostri fratelli libici.

Quante belle intenzioni, quanti sani principi che si sventolano mentre la mano potente dei burattinai si allunga sulle raffinerie e sulle riserve di petrolio, l’unica vera preoccupazione di chi ci comanda e ci raggira.

E noi stiamo qui a berci tutto quanto, certo, come se non fosse evidente che l’unica vera intenzione è prendere il possesso del greggio africano, di impossessarsi di tutto ciò di cui ci si può impossessare, come se non fosse evidente che la “grande Primavera Africana” non è nient’altro che un colossale complotto finalizzato alla creazione di nuovi stati marionette.

Così, mentre i giornali alimentano il nostro terrore per un nuovo disastro nucleare e i politici aumentano il nostro razzismo e la nostra xenofobia, i potenti tramano e raggiungono i loro scopi, mentre il popolino non si accorge di nulla e paga inconsapevolmente sulla propria pelle il prezzo delle decisioni che giungono dall’alto.

Renovatio

Pubblicato: 07/03/2011 in Manoscritti Giacomo

"L'esistenza è uno spazio che ci hanno regalato e che dobbiamo riempire di senso, sempre e comunque." (Enzo Jannacci)

Ogni scelta ha le sue conseguenze, non è quella gran novità, ogni rischio che si corre fa sì che il gioco valga la candela e ogni errore che si compie è un passo in avanti verso la maturità.

La sconfitta è uno di quei rischi che quotidianamente si corre, ma non è nient’altro che un nuovo inizio, non c’è fine alla lotta con la vita, la scazzottata prosegue notte e giorno, non c’è ora che non venga passata a combattere.

E l’importante non è in quali condizioni si arriva alla fine della corsa, l’importante è arrivare al traguardo e sapere di avere dato il meglio di sé stessi ogni giorno, nel tentativo, fosse anche vano e inutile, di raggiungere il proprio obiettivo.

Non è importante quanto possano essere profonde le tue ferite, o quanto possano bruciare.
Non è importante quanto tu possa sentirti stanco, deluso o amareggiato dall’ennesima sconfitta.
Non è importante quanto gli altri possano consigliarti di rassegnarti, possano insultarti, sminuirti o maltrattarti.
Non è importante quanto certe parole possano spegnere le tue speranze, annullare la tua voglia di rivincita, mortificare ogni tuo sforzo.

 

È importante che tu sappia guarire le tue ferite ogni sera, che tu le sappia disinfettare.
È importante che tu sappia ricominciare ogni giorno, affrontando la vita con il sorriso, aspettando il giorno in cui qualcosa cambierà.
È importante che tu sappia credere nelle tue potenzialità.
È importante che tu sappia convincerti ogni giorno di fare la cosa giusta, e non ciò che ti dicono di fare.

 

Non è importante, se gli altri ti dicono che stai sprecando del tempo. Si sa che la gente da buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio.
Non è importante, se ogni cosa che ti circonda sembra esserti ostile. Impara a godere delle piccole cose e a migliorare la tua vita, pezzo dopo pezzo.
Non è importante, se ti sembra di non essere più in grado di trovare la felicità. Arriverà, presto o tardi, dopo il sudore e le lacrime, arriverà.
Non è importante, se per raggiungere la tua meta devi fare dei sacrifici. La vita è un sacrificio, dall’inizio alla fine, sacrifichiamo i nostri giorni, il nostro tempo, nella speranza di poter migliorare la nostra condizione.

Pensaci, quando avrai finito di leggere tutto questo, pensa agli sforzi dei tuoi genitori, pensa alle fatiche dei tuoi nonni, pensa a chi ha combattuto per la libertà di altri, pensa a chi ha lottato per far sì che il proprio pensiero venisse rispettato, pensa a chi non si è arreso nemmeno di fronte alla violenza più esasperata, pensa a chi ha fatto della sua voglia di cambiare le cose l’unica ragione di vita, pensa a chi ha fatto della ricerca della felicità il proprio scopo.

Pensa a tutto questo, e smetti di crogiolare nel dolore, compiacendoti della tua sofferenza, continuando a giustificarti.

Alzati e prendi in pugno la tua vita, solo tu puoi farlo.


There's a big, a big hard sun, beating on the big people, in the big hard world!

Cosa spinge un uomo a rinnegare il denaro, la religione, le abitudini, i costumi, le maschere, la quotidianeità, le comodità, il lusso, la superficialità del vivere dei nostri giorni?

Cosa spinge un essere pensante, dotato di capacità di decisione, ad abbandonare i propri affetti, la propria casa, la famiglia, le conoscenze, le amicizie e i porti sicuri per salpare verso nuovi lidi?

Qual’è l’incipit della fuga?

Cosa può essere così forte e maledettamente persuadente da spingere un individuo lontano dalla società?

Se non la natura, il selvaggio, lo spirito della sopravvivenza,  l’antica lotta dell’uomo che si confronta con sé stesso e il mondo circostante, cos’altro può essere?

Non c’è nulla di più forte dell’attrazione della pietra e dell’acqua, nulla di così affascinante come il vento, nulla di così violento e stupefacente dell’oltrepassare i propri limiti immergendosi nel prepotente richiamo della natura, così potente e imponente.

Perchè rinunciare alla propria automobile e ai mezzi pubblici per camminare, camminare, e ancora camminare sotto il grande sole rovente?

Perchè arrivare allo stremo delle proprie forze per scalare la vetta, perchè salire fino in cima per guardare il mondo circostante, quando chiunque altro avrebbe deciso di guardarlo da una fotografia?

E ancora, perchè il rifiuto totale della società, degli affetti e dell’amore per vivere nella consapevolezza della misantropia?

Perchè l’uomo, animale definito “sociale” da Seneca, rifugge tutto questo e scappa?
Non c’è nulla di più futile e meschino, per l’uomo conscio del suo valore, del denaro, nient’altro che possa ridurre l’uomo a un assassino, un ladro o un adescatore.

Non c’è nulla di più pericoloso della religione, per l’uomo consapevole delle proprie potenzialità, nient’altro che possa trasformare l’uomo libero in un servo.

Non c’è nulla di più mortificante, per l’uomo che è in grado di evolvere, dell’abitudine, nient’altro che possa rendere l’uomo soltanto una tabella di marcia ordinata e costante.

Non c’è nulla di più falso, per l’uomo sincero ed onesto, delle maschere e dei costumi che è costretto ad indossare nella quotidianeità, nient’altro che possa sminuire l’uomo ad un attore.

Non c’è nulla di più limitativo e restrittivo, per l’uomo che è in cerca di risposte, del lusso, della comodità e della superficialità, nient’altro che nasconda all’uomo la verità.

Ecco dunque perchè l’uomo si volta e fugge, rifiuta il confronto, abbandona la battaglia e volge le spalle al sole, volgendo i propri passi alla ricerca di sé stesso nelle terre selvagge.

I have a dream…

Pubblicato: 02/03/2011 in Manoscritti Nicolò, Poesie

Questa mattina mi sono imbattuto in un cartello pubblicitario che diceva:

“Non respingere i sogni, perchè sono sogni”

I pubblicitari dicevano di essersi ispirati ad alcuni scritti di Pedro Salinas . Tornato a casa ho cercato tra i libri impolverati sicuro di avere qualche scritto di questo Salinas. Mi imbatto in strani libri che fino a quel momento avevo totalmente ignorato. E noto come ogni poeta, di qualunque corrente, parli principalmente e a volte solamente di Amore.

Materia turbata per ogni uomo, sofferta, vissuta; come se gran parte della vita possa essere dipendente solamente da questo sentimento. Effettivamente pensandoci e ripensandoci è così, senza alcun ombra di dubbio; il fatto che possa risultare come una straziante situazione significa che è così importante per la nostra vita, che con il tempo prenderà un peso sempre maggiore. Dall’amore parte ogni cosa; ogni diavolo di cosa che ci viene in mente è condizionata o deriva dall’amore; qualunque cosa. E’ proprio parlando di sogni, quello che vorremmo costruire, avere o immaginiamo è in stretto contatto con l’amore. Noi in fondo sogniamo l’amore, e l’amore diventa sogno, qualcosa che vorremmo realizzare per farne il mezzo che ci condurrà alla nostra realizzazione in tutto è per tutto. E’ il mezzo che realizza ogni desiderio, è la forza che permette di costruire ogni cosa. Nella storia dell’uomo ogni cosa è spinta da gesti di amore.

Credo quindi che l’amore non debba spaventare per la sofferenza che ahimè  molto spesso provoca, è vitale e allo stesso tempo “normale”, per un sentimento che guida la nostra vita. La lotta di sentimenti per raggiungere l’Amore della nostra vita!

Vi riporto la poesia che con grande fatica ho trovato

Non respingere i sogni perché sono sogni.
Tutti i sogni possono
essere realtà, se il sogno non finisce.
La realtà è un sogno. Se sogniamo
che la pietra è pietra, questo è la pietra.
Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
è un sognare, l’acqua, cristallina.
La realtà traveste
il sogno, e dice:
‘Io sono il sole, i cieli, l’amore’.
Ma mai si dilegua, mai passa,
se fingiamo di credere che è più che un sogno.
E viviamo sognandola. Sognare
è il mezzo che l’anima ha
perché non le fugga mai
ciò che fuggirebbe se smettessimo
di sognare che è realtà ciò che non esiste.
Muore solo
un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra


Procedi con calma in mezzo al rumore e alla fretta e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio. Per quanto ti è possibile, senza sottometterti, sii sempre in buoni rapporti col prossimo. Esprimi la tua verità con tranquillità e chiarezza e ascolta gli altri, anche gli ottusi e gli ignoranti: anch’essi hanno la loro storia. Evita le persone rumorose ed aggressive: opprimono lo spirito. Se ti paragoni agli altri potresti diventare vanesio e amaro; perché ci saranno sempre persone superiori o inferiori a te. Goditi i tuoi risultati così come i tuoi progetti. Conserva l’interesse per il tuo lavoro: per quanto umile sia; è ciò che realmente possiedi nella mutevole sorte del tempo. Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli. Ma ciò non accechi la tua capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali e dovunque la vita è piena di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti e non essere memmeno cinico sull’amore; perché, nonostante tutte le aridità e le disillusioni esso è perenne come l’erba. Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall’età e molla con un sorriso sereno le cose della giovinezza. Coltiva la forza di spirito per fartene scudo contro l’improvvisa sfortuna. Ma non tormentarti con l’immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Al di là di una salutare disciplina, sii gentile con te stesso. Tu sei figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai il diritto di essere qui. E che ti sia chiaro o no, non c’è dubbio che l’universo ti si sta schiudendo come deve. Perciò sii in pace con il tuo credo, comunque tu lo concepisca e quali che siano le tue lotte e le tue aspirazioni; conserva la pace dello spirito pur nella rumorosa confusione della vita. Con tutti i suoi inganni, le ingratitudini e i sogni infranti, questo è pur sempre un mondo stupendo. Stai attento e fa’ di tutto per essere felice.