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Giro di Notte

Pubblicato: 04/12/2012 in Racconti

Giro di notte con le scarpe rotte i pensieri che ballano, sento le note una mano che le percuote, le strade parlano. Dicono torna indietro non farti più rivedere finché non fa giorno ma non mi levo di torno sognami come un unicorno. Fumo la nebbia dopo faccio uscire solo l’inchiostro come una seppia esce fuori il mostro dentro di me, mi esplode la tempia. Penso che nel presente le stelle le hanno scambiate con i lampioni, hanno preso i perdenti e li hanno mischiati con i campioni. Adesso mi faccio inseguire il dolore non l’ho seminato anzi sembra che sul cuore mio c’abbia nevicato. Preparo le borse, saluto le stronze, prendo dodici sbronze solo per sopprimere i forse e sento che perdo il contatto con tutto quello che c’è di bello, lei mi dà il cuore io ho un coltello fuori c’è il sole porto l’ombrello. Spero che piova senza nessuna prova, spero che la pioggia possa lavarmi la merda via e creare una persona nuova ma so che non è possibile solo il dolore ti cambia dentro, chiamo il mio angelo custode ma pare che ce l’abbia spento. La soddisfazione non arriva è un gran lamento, tempo di merda un 1-0 per te palla al centro.

Ho preoccupazioni giganti, i pensieri pesanti appena la tocco le faccio male devo mettermi i guanti. Forse è il caso di ammettere che il problema è solo mio, probabilmente il problema sono io. Taglio i contatti come fossero spaghi, faccio a botte con i draghi dicono adesso mi paghi ho i piedi che calpestano gli aghi. A forza di lacrime ho gli occhi che sembrano laghi, cerco il giorno magico ma non esistono qua e non esistono maghi. Scrivo canzoni tristi sogno di avere i poteri come su Misfits, ma lottano per tenermi schiavo come i suddisti. Cerco la pace tra i sintetizzatori e i cori piuttosto che trascorrere un altro giorno lì fuori. Alzo le cuffie finché distorce e cammino da solo, conto le gocce sopra la giacca lasciano il segno tipo vaiolo. Provano a convincermi mi sussurrano che posso fidarmi di loro, neanche gli tengo la mano anzi se ne ho la possibilità li divoro.

Se ti dico che non provo rabbia mento, dico che sto bene ma è solo un insabbiamento. La soddisfazione non arriva è un gran lamento, è inutile sentirsi liberi avendo una gabbia dentro.

Gemitaiz
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Speranza

Pubblicato: 30/03/2011 in Racconti

Ci sono momenti nella vita, in cui perdi qualcuno.

Ci sono momenti nella vita, in cui perdi qualcosa.

Ci sono momenti in cui il presente fa male, e guardare avanti o indietro non fa differenza,  vedi solo una macchia oscura, un temporale d’inverno, una partita a mosca cieca.

Ci sono momenti in cui vinci, certo, in cui pareggi, perdi, lasci o raddoppi.

Ci sono momenti in cui sinceramente, non te ne frega un cazzo.

Ci sono momenti nella vita, infine, in cui perdi te stesso, e altri in cui perdi davvero tutto, come la gente colpita dal terremoto in Abruzzo.

Io nella mia vita ho perso molto, e molto ho ritrovato.

Qualcosa lo rimpiango, qualcosa no.

 
Ho perso il pallone di cuoio giù dalla scarpata, l’anello dei master nel tombino, le chiavi di casa nel buco dell’ascensore, ho perso la bicicletta perchè me l’hanno fottuta.

Ho perso un amico per una storia di droga, un altro in un incidente d’auto.

Ho perso una donna perchè l’amavo troppo, e altre mille perchè non le amavo affatto.

Ho perso la coppa in finale, una partita a briscola, un treno per tornare a casa.

Ho perso la verginità con una donna più grande di me, ho perso la fiducia nello stato guardando quello che ci circonda.

Ho perso l’impulso a lottare, e a battermi in quello in cui credo, ho perso la fede, l’idea di giusto, il sonno e la purezza dei miei 20 anni.

Ho perso la voglia di far tardi, di imparare a ballare, di diventare qualcuno.

Ho perso l’occasione di stare in silenzio, e quella di parlare al momento giusto.

Ho perso la possibilità di chiedere scusa, e quella di accettarle da chi mi offriva le sue scuse.

Ho perso qualche diottria, i denti da latte e anche un bel po’ di capelli.Ho perso i miei nonni, li amavo. Un male oscuro me li ha strappati.

Ho perso il mio maglione preferito, una dozzina di cellulari, occhiali, accendini, scarpe, quaderni.Ho perso un cane e un gatto, gli ho fatto una piccola tomba nel giardino condominiale.

Ho perso feste di compleanno, documenti della banca, un film in tv.

Ho perso di vista persone importanti, ricordi a cui tenevo, episodi e risvolti della mia vita, sepolti nella memoria.

Ho perso davvero molto nella mia vita.

 
Ma c’è una cosa che ritrovo sempre, in una tasca del giubbino, in un sorriso casuale, negli occhi di un bambino, nell’abbraccio di un amico, in un bicchiere di vino, in un libro, in un film, in un disco, in una piega del cuore che non sapevo di avere.

C’è qualcosa che proprio non riesco a perdere.

E questa cosa si chiama speranza, per me, per voi, per noi tutti.

Io continuo a sperare.

 


Procedi con calma in mezzo al rumore e alla fretta e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio. Per quanto ti è possibile, senza sottometterti, sii sempre in buoni rapporti col prossimo. Esprimi la tua verità con tranquillità e chiarezza e ascolta gli altri, anche gli ottusi e gli ignoranti: anch’essi hanno la loro storia. Evita le persone rumorose ed aggressive: opprimono lo spirito. Se ti paragoni agli altri potresti diventare vanesio e amaro; perché ci saranno sempre persone superiori o inferiori a te. Goditi i tuoi risultati così come i tuoi progetti. Conserva l’interesse per il tuo lavoro: per quanto umile sia; è ciò che realmente possiedi nella mutevole sorte del tempo. Sii prudente nei tuoi affari, perché il mondo è pieno di tranelli. Ma ciò non accechi la tua capacità di distinguere la virtù; molte persone lottano per grandi ideali e dovunque la vita è piena di eroismo. Sii te stesso. Soprattutto non fingere negli affetti e non essere memmeno cinico sull’amore; perché, nonostante tutte le aridità e le disillusioni esso è perenne come l’erba. Accetta benevolmente gli ammaestramenti che derivano dall’età e molla con un sorriso sereno le cose della giovinezza. Coltiva la forza di spirito per fartene scudo contro l’improvvisa sfortuna. Ma non tormentarti con l’immaginazione. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Al di là di una salutare disciplina, sii gentile con te stesso. Tu sei figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai il diritto di essere qui. E che ti sia chiaro o no, non c’è dubbio che l’universo ti si sta schiudendo come deve. Perciò sii in pace con il tuo credo, comunque tu lo concepisca e quali che siano le tue lotte e le tue aspirazioni; conserva la pace dello spirito pur nella rumorosa confusione della vita. Con tutti i suoi inganni, le ingratitudini e i sogni infranti, questo è pur sempre un mondo stupendo. Stai attento e fa’ di tutto per essere felice.

C’est la vie.

Pubblicato: 05/12/2010 in Racconti

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa’ una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l’invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa…

Conserva tutte le vecchie lettere d’amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E’ il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant’anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio… per questa volta.

Tratto dal film Big Kahuna.

Fase infantile

Pubblicato: 07/05/2010 in Manoscritti Giacomo, Racconti

Nella corsa dei giorni però, era rimasta una costante, mia madre.
Pensando a lei, mi chiedevo come era possibile che una donna potesse essere dotata di così tanta energia positiva, di così tanta voglia di vivere. I suoi occhi, seppur stanchi, mi dicevano che c’era sempre qualcosa in cui credere, anche nei momenti peggiori, anche quando non c’era più nulla a cui ci si poteva apparentemente aggrappare.
L’avevo vista sorridere persino nelle camere bianche del reparto di oncologia di un ospedale di cui ora non ricordo nemmeno il nome, quando lei aveva perso tutti i capelli per la chemioterapia, ma non aveva perso la voglia di lottare.

(brano tratto dal libro in fase di scrittura)


È lì, seduta sul letto, a fissare il soffitto.
Fuori sta smettendo di piovere, un timido raggio di sole spunta tra le nubi scure e cerca di farsi strada per arrivare a colpirla in viso.
È ancora lì, seduta sul letto, non fissa più il soffitto.
Lei sta smettendo di piangere, ironia della sorte vuole che il suo sguardo cerchi di raggiungere quel raggio di sole.
Stanno per incontrarsi, quei due.

Come il Sole e la Luna, sanno che non potranno stare l’uno di fronte all’altro per molto tempo, poi il loro folle rincorrersi ricomincerà.

Lei sa che camminerebbe centinaia di miglie per raggiungerlo nuovamente, e lui farebbe breccia nelle tempeste più scure, ma chiunque avesse la fortuna di assistere a questo momento, saprebbe che non sarà mai più così.
Da una parte lei, gli occhi arrossati e gonfi che cercano aldilà del vetro la salvezza della luce, dall’altra lui, stanco e infastidito dalle nuvole che gli hanno nascosto il suo gioiello preferito.

Si incontrano, ed è solo per una frazione di secondo, perchè le nuvole tornano a richiudersi, ma è sufficiente.

Ciò che accadde dopo, non è necessario che sia io a raccontarvelo.
Ognuno di voi vorrebbe un suo finale o un nuovo inizio, perchè non è nient’altro, se non un nuovo inizio.

Sciuur Capitan

Pubblicato: 27/04/2010 in Manoscritti Giacomo, Racconti

Sciuur Capitan
Signor capitano, guarda qua la mia mano.
Ho ucciso un’ombra la notte di capodanno, è stato più facile che stappare una bottiglia.
Ma da un colpo di fucile in testa, non c’è nessuno che si sveglia.
Signor capitano, ho ucciso una persona. Non so se era grama o se era buona.
M’han dato mille ragioni, non ne ho trovato una buona.
So che mi manca il mio figliolo, so che mi manca la mia donna.
Signor capitano, voglio dirti la verità.
Ne ho piene le balle, il Giovanni torna a casa.
Son sempre stato ai tuoi ordini e non ti ho mai tradito, però questa sera questa guerra mi ha stancato.
Signor capitano, mi sembra di aver freddo.
La guerra non finisce mai, mi sembra di diventar vecchio. Crepiamo in divisa, andiamo a casa in una bandiera, lasciando che la morte vada in giro in canottiera.

Signor capitano, guarda te che ironia, la giacchetta insaguinata poteva essere la mia.
Bastava che incontravi un bastardo come me, invece d’incontrare quel povero pirla là in fondo.
Signor capitano, guarda i miei occhi e questa terra.
In terra in gionocchio, siamo qui a controllare il confine pensando di essere forti, sappiamo che per morire non ci vuole il passaporto.
Signor capitano, voglio dirti la verità, ne ho piene le palle e stasera torno a casa.
Sono sempre stato ai tuoi ordini e non ti ho mai tradito, però questa sera, questa guerra mi ha stufato.
Signor capitano, questa qui è la verità, son proprio stanco e stasera torno a casa.
Se mi vuoi scrivere, ti regalo la mia penna, se mi vuoi sparare, questa qui è la mia schiena.