Crepiamo per 900 euro al mese, ma nessuno dice un cazzo.

Pubblicato: 19/04/2011 in Manoscritti Giacomo

Stasera esco, due cagate al bar con gli amici, progetti vari, due orette belle tranquille, mi fermo a mangiare un boccone sul corso e mi scappa l’occhio ad una locandina.

Un concorso fotografico organizzato da un sindacato, finalizzato alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla figura fondamentale del lavoratore come individuo all’interno della comunità di appartenenza.

Comincio a pensarci, seriamente, qualcosa non mi torna.

Da quando la fottutissima opinione pubblica si cura della figura del lavoratore?

O meglio, da quando l’opinione pubblica ha bisogno di sensibilizzarsi in merito a questa figura?

L’opinione pubblica, fino a prova contraria, è formata per la maggior parte da lavoratori, oppure son solo i nullafacenti a farsi le seghe mentali e a dibattere, ma non credo sia così.

L’assurdo è che non abbiamo bisogno di raccontare all’opinione pubblica delle migliaia di morti l’anno sul luogo di lavoro, no, dobbiamo raccontargli, attraverso le foto, quanto sia importante il lavoratore.

E allora spiegatemi perchè la mattina ti svegli, solita routine, stesso tram-tram quotidiano, bagno, colazione, forse una doccia, forse la barba, poche variabili.

Solito percorso, tra casa, garage, automobile e luogo di lavoro, giorno dopo giorno.

Spiegatemi perchè c’è da sperare che la cosa si prolunghi il più a lungo possibile.

Se ti va bene sei licenziato, se ti va male, sul lavoro ci schiatti, ti ci ammazzano, col lavoro.

Ti ammazzano per 900 euro, ti ammazzano dentro alle cisterne, ti ammazzano sulla strada, ti ammazzano in fabbrica, ti ammazzano in miniera, ti ammazzano ovunque, cazzo!

È un gioco al massacro e nessuno dice niente, tutti zitti, capo chino a lavorare, tanto basta la televisione, il pallone, due culi e due tette e tutti muti, fintanto che c’è quanto basta ad avere le solite quattro cagate per lobotomizzarsi e il pane quotidiano. Piuttosto che privarsene, si va ad accendere un mutuo!

E poi il politico di turno ti dice che è assurdo, è paradossale, è impensabile!

Certo, è impensabile ridurre l’orario di lavoro, aumentare le misure di sicurezza, è assolutamente fuori discussione!

Facile, troppo facile, dirlo con il culetto seduto in aula a Montecitorio per decine di migliaia di euro l’anno pagati dagli operai e da chi a fine mese ci arriva per il rotto della cuffia.

Ma non c’è problema, continuiamo pure a pagare le tasse per servizi e sicurezze invisibili, continuiamo a versare contributi che finiscono anche nelle casse dell’ispettorato al lavoro.

Già, quell’ispettorato al lavoro che dovrebbe far rispettare le norme di sicurezza sul lavoro e invece è prontissimo ad avventarsi su di te e a spillarti centinaia di euro perchè non indossi la tuta con il logo della tua azienda!

Tanto ormai non c’è quasi più niente da mandare a puttane, non c’è seriamente più niente da rovinare, ormai c’è solo da mangiare e ammazzare chi lavora.

E a noi non resta un cazzo, come al solito, c’è solo da sperare di portare a casa la propria pelle, e sperare che il prossimo morto sulla prima pagina  il mattino dopo, non sia un proprio caro.

C’è l’affitto da pagare? Vai a lavorare, lì ti possono sfruttare, umiliare, sottopagare, cassaintegrare, ma non è che ti possono ammazzare.  Non è così, perdio, non è così che deve andare, cazzo, morire, cazzo morire per poco più di un milione.  Non può capitare, ma non si sa come succede ogni giorno a ben tre persone.

Povera vita mia – Zulù

P.S : Giusto per non dimenticarsene, un grosso vaffanculo al parlamento italiano,  per aver approvato un disegno di legge che negherà giustizia dovuta ad un elevatissimo numero di morti sul lavoro, grazie alla riduzione dei tempi di prescrizione per gli incensurati.

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