No more trouble, thanks.

Pubblicato: 20/03/2011 in Manoscritti Giacomo

In televisione e sui giornali non si parla d’altro, sui siti delle principali agenzie di stampa nazionale e sui blog sono queste le notizie che tengono banco, il mondo sembra volgere al suo totale e definitivo declino verso la violenza, la sofferenza e l’impossibilità di fruire del diritto ad una vita dignitosa.

Cinquemila anni di storia non sono stati utili all’uomo per imparare ad evitare il dolore e la sofferenza o perlomeno, a minimizzare i danni causati da eventi inevitabili.

Nulla è servito a ricordare all’uomo della sua condizione fragile e inerme, a ricordarci che siamo deboli e impotenti di fronte alle grandi tragedie, nulla è servito a farci capire che proteggere la nostra vita è già abbastanza difficile senza il bisogno di doversi complicare con guerre, stragi o l’utilizzo del nucleare.

Nulla, ancora, riesce a farci capire che chi scappa dal proprio paese e sbarca sulle nostre coste è un uomo, niente di più e niente di meno, un essere umano esattamente come noi, con i suoi sogni, i suoi ideali, la sua fede e la speranza di avere una vita non dico meravigliosa, ma perlomeno dignitosa.

Niente può permetterci di discriminare chi ha il coraggio di abbandonare la propria casa e la propria famiglia per fuggire da un paese lacerato dalle bombe e dai proiettili, massacrato dalla fame e dalle angherie di un dittatore.

Né la nostra bandiera, né i confini ci danno il diritto di cacciarli o affondare quei miseri barconi sui quali si affollano per scappare. Il colore della loro pelle, per quanto possa essere diverso dal mio, non li rende inferiori, non li rende sacrificabili.


In Giappone, l’ultima new-entry nella lista dei paesi devastati (che ovviamente include buona parte dell’Africa e tanti altri stati piegati da guerre civili, fame e miseria), mancano corrente, medicine, assistenza, posti letto e tanto altro ancora.

I campi e i capi di bestiame sono ormai contaminati dalle radiazioni, le fonti primarie dell’alimentazione di un intero paese sono ormai fuori uso.

Gli ospedali sono stracolmi, i cadaveri vengono ammucchiati ai lati delle strade e gli sciacalli sono già calati da parecchie notti.

Sembra che tutto il dolore di Haiti, che ancora oggi ha enormi problemi con colera, malsanità e fame, si sia trasferito in Giappone.

 

E mentre succede tutto questo, la principale preoccupazione dei nostri burattinai è di bombardare la Libia, dare la caccia a Gheddafi.

Per portare democrazia e pace, certo, per ridare dignità ad un popolo sofferente, per migliorare la condizione dei nostri fratelli libici.

Quante belle intenzioni, quanti sani principi che si sventolano mentre la mano potente dei burattinai si allunga sulle raffinerie e sulle riserve di petrolio, l’unica vera preoccupazione di chi ci comanda e ci raggira.

E noi stiamo qui a berci tutto quanto, certo, come se non fosse evidente che l’unica vera intenzione è prendere il possesso del greggio africano, di impossessarsi di tutto ciò di cui ci si può impossessare, come se non fosse evidente che la “grande Primavera Africana” non è nient’altro che un colossale complotto finalizzato alla creazione di nuovi stati marionette.

Così, mentre i giornali alimentano il nostro terrore per un nuovo disastro nucleare e i politici aumentano il nostro razzismo e la nostra xenofobia, i potenti tramano e raggiungono i loro scopi, mentre il popolino non si accorge di nulla e paga inconsapevolmente sulla propria pelle il prezzo delle decisioni che giungono dall’alto.

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